La pratica della meditazione

Il concetto di meditazione è ricorrente nella filosofia yoga e in tutti i percorsi spirituali, sebbene in nessuna cultura sia stato tanto approfondito quanto in quella vedica, divenendone uno degli aspetti maggiormente rappresentativi.

Negli Yoga Sutra, Patanjali la identifica con il termine dhyana,  e la descrive come via regia verso l'acquisizione del samadhi che non è altro che l'ultimo stadio dello yoga. Dopo aver purificato la propria condotta e le proprie abitudini con yama e niyama, si procede al controllo del corpo tramite gli asana, al controllo del respiro (e quindi della mente) tramite il pranayama, al controllo dei sensi con lo stadio del pratyahara, per poi giungere agli ultimi tre stadi che sono dharana (concentrazione), dhyana (meditazione, contemplazione) ed infine samadhi (estasi). Tutta la pratica dello yoga si sviluppa dunque allo scopo di controllare i sensi e fissare la mente con il fine di potersi poi impegnare nella meditazione. I due stadi dharana e dhyana sono dunque il punto focale della pratica, e tramite la concentrazione si raggiunge con il tempo e spontaneamente la meditazione. La meditazione nello yoga non è vista come un tentativo di svuotare la mente dai pensieri, ma come il proposito di fissare la mente e portare gradualmente la coscienza sul Sè invece che suo mondo esterno. Bahirmukha-vritti è la tendenza della mente a rivolgersi verso l'esterno ed è dovuta ad uno stato interiore agitato; questo stato mentale non può portare alla felicità e al controllo delle emozioni, in quanto la mente viene facilmente impressionata dagli eventi esteriori che sono al di fuori del nostro controllo. Gradualmente e con la pratica, lo scopo è di raggiungere antarmukha-vritti, ovvero uno stato in cui la mente si rivolge all'introspezione e viene quindi interiorizzata. Soltanto possedendo questa pratica è possibile essere realmente in pace e felici.

La meditazione non deve essere dunque limitata all'atto del sedersi in posizione del loto e chiudere gli occhi, sebbene questo sia corretto; la pratica della meditazione va al di là e dovrebbe essere uno stato permanente della mente, applicable in qualunque momento della vita. Come suggeriva Swami Sivananda Saraswati, "Quando eseguite un lavoro, immergetevi in esso; dimenticate voi stessi, perdete il vostro io. Concentratevi sul lavoro, eliminate ogni altro pensiero. Quando fate una cosa, non pensate a niente altro.  Quando leggete un libro non pensate a niente altro... Quando siete a tavola, dimenticate cosa vi aspetta sul lavoro... Dovete allenarvi ad essere assorbiti da ciò che state facendo, con una fissità perfetta su quella cosa soltanto". Secondo lui, soltanto chi è capace di agire con attenzione e concentrazione può giungere al successo ed evitare il fallimento, e coloro che sono giunti al successo o pervenuti alla grandezza hanno potuto farlo solo grazie a questa indispensabile virtù. La meditazione è un potente mezzo per lo sviluppo mentale e l'evoluzione spirituale, nonchè la sola vera via che porta alla salvezza, mettendo fine alle pene, alle sofferenze e alle amarezze perchè ne distrugge le cause.    

Esistono diverse tecniche di meditazione; ci si può concentrare sul proprio respiro, sulla fiamma di una candela (trataka), sui chakra, su un maestro spirituale, su una Divinità, su versetti sacri (shlokas) o inni vedici (sthotras) e soprattutto sui mantra. Poichè lo scopo della pratica yoga è la realizzazione della propria natura spirituale e del Brahman Supremo (Spirito supremo), niente è più benefico dei mantra, essendo questi shabda-brahman o vibrazione spirituale. I mantra (da manas=mente e trayate=controllo) sono suoni spirituali che hanno lo scopo di purificare e soggiogare la mente. Possono essere recitati mentalmente restando in silenzio e ad occhi chiusi, ma anche con l'ausilio di un mala (rosario); questo tipo di meditazione è chiamato japa ed è raccomandato da molti i testi sullo yoga, incluso lo Hatha Yoga Pradipika.

Gli effetti benefici della meditazione

La meditazione conferisce lucidità, serenità e capacità di concentrazione alla mente, aumentandone le facoltà. Sviluppa consapevolezza, migliora e stabilizza l'umore, tiene lontano ansia e depressione.

Secondo gli studi scientifici compiuti in molte Università in tutto il mondo, la meditazione diminuisce notevolmente l'ormone dello stress, il cortisolo, ed incrementa la produzione di endorfine (neurotrasmettitori che producono benessere eaumentano la soglia di resistenza al dolore), serotonina (neurotrasmettitore che migliora l'umore), melatonina (ormone che stabilizza il sonno) e DHEA (ormone che attiva un ringiovanimento delle cellule e migliora il sistema immunitario).

Durante la meditazione il consumo di ossigeno scende di un 10/20 % e produce uno stato di profondo riposo. La meditazione è l'unica attività che diminuisce l'acido lattico nel sangue. A lungo termine, chi pratica la meditazione evita fino ad un 80% in meno le malattie cardiache e fino ad un 55% la possibilità di contrarre il cancro.